Scrivere

Racconto

Gesuino Curreli
(Riflessioni)

Eppure non facemmo giuramenti!
Fu un carnevale freddo dei vent’anni,
quando gli indugi durano momenti
e crediamo la vita senza inganni.

Rompemmo lì il silenzio e, impertinenti,
andammo contro il tempo e fummo amanti
pieni di sogni, accesi negli intenti,
lustri, vestiti d’impeto e fiammanti.

L’amore era nell’aria di quel marzo,
e poi l’aprile, e mille altre stagioni,
tante, quanto le splendide emozioni
roventi, e sfavillanti come il quarzo.

Era il respiro di un’ età vibrante,
come la prima luce del mattino,
dopo l’attesa della notte fino
a quando il sole si alza dominante.

Fu amore di cristallo e frutta acerba,
fu il battito di un sasso sullo stagno,
il luccichio di tela dove il ragno
attende la farfalla più superba.

Fonte di slanci e vivide promesse,
certi di dominare anche il domani,
cogliemmo ogni momento a piene mani
benedizioni e grazie a noi concesse.

Però ogni giorno sfuma col tramonto,
e noi vedemmo il sole scomparire
nell’orizzonte dove va a finire
ogni condanna inflitta senza sconto.
(49 letture dal 13/01/2018)
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2 commenti a questa poesia:
   «Purtroppo non siamo immortali, come non lo sono le vicende che viviamo, tutto passa, tutto muore. E’ la legge della vita, anche l’amore per quanto sia miracoloso alla fine ha il suo capolinea. Versi come sempre impareggiabili, tecnicamente perfetti e rimati, una lirica alquanto condivisa per contenuto e bellezza dei termini usati. Apprezzata.» di sergio garbellini    «Come nella moda, anche per le cose più belle e appassionanti, arriva il momento del tramonto. Dieci e lode.» di gabriele vacca
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