Scrivere

Estate

Giuseppe Mauro Maschiella
(Natura)

Estate porti luce,
e il tuo caldo raggio di sole
sembra illuminare
più a lungo il giorno
ma s’accorcia e
si contrae il tempo
che procede verso
il solstizio d’inverno.
Sei nella sequenza delle cadenze
della vita e della natura
nelle incerte alternanze
e illumini con l’illusione
il procedere della
tua breve stagione.

Inizia l’estate nel suo splendore
è la festa del sole,
è una brigata rumorosa di grilli
di cicale, di rane, di uccelli,
di lievi coccinelle
e colorate farfalle.
Nei campi di grano
tra rossi papaveri
uccelli svolazzano
fan festa i passeri.
Senza confini il volo
delle rondini nell’azzurro cielo
il vento sul colle rivolta il fieno.
Al mattino un’allodola
scende bassa e canta
un trillo solo, che incanta,
una farfalla si posa
a succhiare il
nettare d’una rosa.
Ginestre color oro
fioriscono i girasoli,
cresce il glicine
inebriante e viola
profuma l’aria,
sugli alberi
i frutti iniziano
a prender colori.
Le cicale cominciano ad arrotare
il silenzio lungo il viale,
son disgustate dalla
melodia formiche ed api
operose nel loro alveare.

In questa stagione di festa
tornano i pensieri
al mio fiorir di giovinezza
si posano su ieri.
Ricordo giorni profumati
di rose e il tuo addio,
guardo con tristezza
la vita che passa,
anche il sole muore,
un violino scaccia
ombre e timore,
ma erba secca e tempo
hanno la stessa pena.
Man mano che
s’avanza il giorno
la calura avvolge
nel silenzio tutt’intorno,
nel cielo a picco il sole,
s’ode solo il frinir di cicale
piega il capo il girasole.
Stremata la sera
attende il conforto
d’una brezza leggera.
Sopra il monte il cielo
tuona e lampeggia,
pioggia d’estate
cade improvvisa,
ma il peso dell’afa
è rimasto dov’era,
forse cesserà
nell’ultima sera.

Oggi son sceso sulla
sabbia dorata del mare,
ho camminato sulla battigia
vicino ai castelli di sabbia
poi mi son seduto sulla riva,
ad ascoltare l’onda
e quel che il mare racconta.
Là in fondo una barca si orienta
onda su onda,
è una vela gonfia di vento
si piega ad ogni
soffio più violento
quasi volesse fuggire,
volare lontano,
come un solitario gabbiano.
Ritorno alla sera e attendo
s’annuncia lento, S. Lorenzo.

M’affaccio al balcone,
vanno lucciole luminose
nei prati, fanno un bel
firmamento quasi a
turbar le notti stellate
che si specchiano
in piccole onde increspate
da una brezza di vento,
dietro gli scogli appare
la luna d’argento.
Veloci e improvvise
con scie di luce,
ecco le stelle cadenti,
il loro grido di rivolta
non sento, né il loro pianto.
Se anche le stelle
devono morire
dai giorni a venire,
il fluire del tempo forse é
meglio lasciarlo finire.
Si riaffaccia amaro sgomento
presto giunga l’inverno.
L’estate è il sorriso delle stagioni
ma passa, come la vita veloce passa
e spazza tutte le illusioni.
(256 letture dal 20/04/2019)
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3 commenti a questa poesia:
   «Versi e immagini creano un dipinto da mettere
a memoria del tempo.
Plauso poeta, è stato bello leggerti!» di Marinella Fois    «Un susseguirsi di versi, immagini e suoni che descrivono l’estate e con la calda stagione i ricordi si risvegliano anche se sono sempre dentro il cuore. Il tempo scorre in questa stagione e quando finisce sembrano finire tutte le illusioni e con loro la vita. Una stupenda lirica che ho molto apprezzato.» di moreno marzoli    «versi ricchi di immagini ...
e ne nasce un dipinto
con colorate pennellate
e profumi e canti gioiosi di uccelli
il tutto una bella lirica
elogi!» di Stefana Pieretti
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